critica liberale
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L’adesione convinta della Fondazione Critica Liberale alla proposta di modifica dell’Atto del 20 settembre 1976 non si basa solo sulla condivisione delle preoccupazioni per l’affievolirsi della partecipazione elettorale e sulla tendenza dei partiti nazionali a trascurare completamente la prospettiva europea in occasione delle elezioni per il PE, tanto da trasformare la competizione elettorale in una occasione di conferma o meno degli equilibri nazionali.
Ben oltre questo, riteniamo che la “proposta Duff” debba essere sostenuta e appoggiata per almeno altre due ragioni. In primo luogo, perché intende dare realizzazione concreta ai principi del TUE che hanno riconosciuto l’esistenza di una cittadinanza europea che si esprime realmente nel PE, luogo – finalmente – della rappresentanza dei cittadini dell’Unione e non dei popoli degli Stati che la compongono; con la rivendicazione, quindi, di un diverso valore della rappresentanza del e nel PE che non può prescindere dalla partecipazione di cittadini consapevoli di aver acquisito qualcosa di più e di diverso della cittadinanza nazionale. In secondo luogo, perché questa proposta rappresenta una reazione concreta ai troppi de profundis recitati sul destino dell’Unione Europea, scommettendo sui cittadini e sulla forza della partecipazione democratica.
Riteniamo che le modifiche proposte siano importanti proprio perché obbligherebbero cittadini e partiti europei ad un radicale cambiamento di prospettiva e ad un ripensamento delle categorie mentali e politiche utilizzate fino ad oggi.
Si dirà che si tratta di una scommessa rischiosa e persino azzardata, ma è in momenti come questi, in cui la paura paralizza ogni iniziativa spingendo gli attori politici sulla scena a ripararsi dietro l’ingannevole sicurezza di muri e steccati, che si deve dar prova di coraggio e di fiducia, provocando quei cambiamenti che possono riavviare il processo di integrazione federalista.
In questa prospettiva, noi crediamo che la circoscrizione elettorale europea di 25 deputati possa essere in futuro anche più numerosa e che non sia che un primo passo verso un PE che sia sempre più indipendente dalle logiche delle rappresentanze nazionali, così da evitare il rischio di trasformarsi in una sorta di riserva protetta. Soprattutto, riteniamo che partiti politici europei, animati da una vera militanza europea, portatori di progetti politici finalmente chiari e diversi tra loro, possano prevalere sulle ormai inadeguate rappresentanze nazionali e rendere sempre meno drammaticamente centrale la questione delle delegazioni nazionali.
Appunti
Non è nostra intenzione procedere in questa sede ad una disamina puntuale della proposta per evidenziarne i punti di forza e di debolezza, disamina che rinviamo alla iniziativa che organizzeremo nei prossimi mesi allo scopo di aprire un dibattito nel nostro Paese che trascura colpevolmente troppe cose di quanto accade in Europa, anche a causa di mezzi di comunicazione facili alla distrazione. Vogliamo, tuttavia, segnalare due punti che – a nostro avviso – meriterebbero un approfondimento.
Ci riferiamo alle candidature multiple, ovvero alla possibilità di presentarsi come candidati in più di una circoscrizione elettorale regionale o in più Stati, oppure in una circoscrizione nazionale o regionale e nella circoscrizione elettorale europea. In Italia la candidatura multipla è abitualmente consentita e da molto tempo criticata dall’opinione pubblica. Ciò perchè la scelta finale del candidato che risulta eletto in più circoscrizioni altera inevitabilmente il risultato elettorale, consentendo di garantire l’ingresso in Parlamento all’uno o all’altro dei primi dei non eletti sulla base di logiche - nel migliore dei casi - interne alla lista di appartenenza e che provocano nell’elettorato frustrazione e disaffezione.
L’altro punto attiene alla riduzione a sedici anni dell’età per l’elettorato attivo. Gli stessi estensori della proposta sono consapevoli che la riduzione dell’età per il voto non comporta automaticamente aumento della partecipazione, in più questa modifica aprirebbe una questione assai delicata negli Stati in cui il diritto di voto è legato al raggiungimento della maggiore età e quindi all’acquisizione della piena responsabilità civile e penale in un’età in cui si è ancora adolescenti. Non riteniamo neppure auspicabile una sorta di deroga per le sole elezioni del PE, poiché provocherebbe la percezione – evidentemente controproducente rispetto agli obiettivi della proposta – di elezioni meno rilevanti.
Il senso di una battaglia
La strada che condurrà alla modifica dell’Atto del 1976 non sarà agevole e il risultato non è scontato. Sono in molti a mostrare scetticismo nei confronti di un processo che richiede una modifica dei Trattati e che, per ciò solo, si ritiene già destinato alla sconfitta. Come sempre accade in questi casi, non mancheranno i cosiddetti saggi che predicheranno l’opportunità di abbandonare la battaglia prima ancora di iniziarla per non rischiare di perderla.
La Fondazione Critica Liberale ritiene viceversa che, se anche non si riuscisse a realizzare l’obiettivo prefissato, la proposta costituirebbe comunque il mezzo per costringere tutti i protagonisti a fare chiarezza al proprio interno e di fronte all’opinione pubblica sulla concezione e sul futuro dell’Europa, uscendo dagli equilibrismi tattici e dalla facile retorica.
Sarà inevitabile poter distinguere finalmente tra chi vuole veramente più Europa e chi, al contrario, ne vorrebbe di meno, con la necessità per entrambi di spiegarsene e di spiegarne le ragioni. La chiarezza delle posizioni, lungi dall’essere un fattore distruttivo, è necessaria per potersi confrontare e trovare soluzioni nuove e costruttive. Una ragione in più per non farsi spaventare da un possibile esito negativo, cogliendone, al contrario, le potenzialità positive.
Un’altra prospettiva per i partiti europei
Ma la proposta Duff suggerisce alla Fondazione Critica Liberale impegni più schiettamente politici altrettanto ambiziosi e giuridicamente meno impervi.
Poniamo che scettici e pessimisti abbiano ragione e che non sia possibile ottenere le modifiche proposte in tempo utile per le prossime elezioni. Noi crediamo che possa esservi un’altra strada, che può coesistere con le nuove regole, che consente il perseguimento degli obiettivi della proposta Duff.
Il senso profondo della proposta Duff risiede, infatti, proprio nel superamento della concezione del PE come una sorta di sommatoria dei parlamenti nazionali, e comporta necessariamente una profonda modificazione degli attuali partiti politici europei, i quali non potrebbero più essere solo la sommatoria di partiti nazionali: un processo che dovrà necessariamente avviarsi, se non vorremo vanificare le conquiste del Trattato di Lisbona sulla cittadinanza europea.
In questa ottica, la Fondazione Critica Liberale invita a riflettere sul fatto che i partiti politici europei in quanto tali, sfruttando le regole già vigenti, possono presentare proprie liste in ogni Stato membro, sostituendo le liste dei partiti nazionali che ad essi si richiamano e costituendole in maniera geograficamente trasversale.
E’ evidente che una simile operazione può anche essere realizzata in modo equivoco, ma se condotta coerentemente dovrà nascere da una elaborazione programmatica che potrebbe non essere indolore, in termini di ridefinizione di un’identità politica e di delimitazione del perimetro che includerà o escluderà partiti nazionali che a vario titolo e ragione si richiamano a quello che è oggi ciascun partito politico europeo.
E se così sarà, costringerà anche i partiti nazionali a tenere in maggior conto la coerenza politico-programmatica tra azione nazionale e azione europea. Un collegamento circolare costante che non potrà che favorire i processi di integrazione tra politiche europee e nazionali e, di conseguenza, la stessa integrazione europea.
D’altro canto, la stessa introduzione della circoscrizione unica prevista dalla proposta Duff obbligherebbe comunque i partiti europei a definire un proprio programma politico e i partiti nazionali aderenti ad uniformarvisi, a meno di non voler presentare agli elettori una contraddittorietà difficile da comprendere e ancor più da premiare.
La Fondazione Critica Liberale ritiene che si tratti di una via percorribile e che l’ELDR possa e debba intraprenderla con decisione, indipendentemente dalla sorte giuridico-istituzionale della proposta Duff, presentando già nel 2014 liste nazionali ELDR a composizione mista in tutti i Paesi membri, sulla base di un’unica chiara piattaforma politica.
E’ chiaro che questa spinta verso l’integrazione e la partecipazione democratica pretende però una ridefinizione e una delimitazione del perimetro di appartenenza che potrà essere anche dolorosa; e ciò soprattutto per la famiglia liberale, che fa riferimento ad una cultura polimorfa e che ha avuto in due secoli declinazioni tanto progressiste che conservatrici; ma riteniamo che il momento presente richieda uno sforzo in questo senso.
La Fondazione Critica Liberale crede che la modernità imponga all’Europa e ai suoi cittadini sfide che un partito liberale europeo può affrontare e vincere, superando – anche in termini elettorali oltre che culturali e politici - gli altri partiti europei.
Per far questo, però, occorre che il liberalismo europeo recuperi le sue radici e, integralmente, i suoi valori, ritorni ad essere coerente con questi, abbandoni le nicchie sempre più ristrette della rendita elettorale conservatrice. Che torni a rifondarsi sull’idealismo che lo ha prodotto e che può di nuovo attrarre e appassionare le donne e gli uomini d’Europa.
Probabilmente non tutte le organizzazioni politiche nominalisticamente liberali esistenti in Europa sono pronte a raccogliere una simile sfida, ma l’ELDR deve decidere se lanciarla, perché – per come è oggi – esso è schiacciato dall’equivoco e condannato a una minorità da terza forza che in passato poteva essere giustificato dalla centralità del conflitto lavorista dell’età del fordismo, ma che oggi, nel dinamismo e nella disarticolazione della modernità globalizzata, può essere solo la conseguenza di una scelta miope.
Abbiamo il dovere, al contrario, di guardare lontano e ricominciare a progettare futuro, iniziando un percorso coraggioso e conseguente.
{ Pubblicato il: 18.01.2011 }